Dott.ssa GIULIA CAUSA Psicologa Clinica
Dott.ssa GIULIA CAUSA Psicologa Clinica

    Quando l'amore diventa                         tossico?

     Uno sguardo introduttivo all'attuale tema della dipendenza affettiva. 

 

Nel 1970 Robin Norwood, psicoterapeuta americana specializzata in terapia familiare ha pubblicato il best seller “Donne che amano troppo”: da quel momento in poi il tema della dipendenza affettiva è stato sdoganato e sempre più persone si sono riconosciute in questa “sindrome”, tanto che spesso le persone si autodiagnosticano l’amore eccessivo, senza sapere però perché amano troppo.

 

Ma cosa intendiamo usando questo termine?

 

La parola “dipendenza” evoca sicuramente una situazione in cui non si può fare a meno di qualcosa e da quel qualcosa dipende la stessa sopravvivenza. Per alcune persone la dipendenza è la droga, per altre il cibo, l’alcool, il gioco d’azzardo… per altre ancora è l’amore.

Chi soffre di una dipendenza affettiva non ama l’altro per com’è, ma ama come l’altro lo fa sentire. Riversa nell’amato l’aspettativa di risoluzione di tutti i problemi, il colmare vuoti arcaici, lo assume al ruolo di salvatore. Si dedica completamente al partner, che diventa lo scopo dell’esistenza e la cui assenza, anche solo temporanea, getta nel panico perché fa provare la sensazione di non esistere.

C’è una totale identificazione con l’altro e quindi se questo manca, viene a mancare anche la persona stessa che, non riuscendo ad esistere per se stessa ha bisogno del partner per sentire di esistere. Non è un amore basato sul desiderio dell’altro, ma sul bisogno, sulla totale devozione come tentativo disperato di esistere. Pur di mantenere stabile la relazione queste persone sono disposte ad annullare ogni desiderio ed ogni inclinazione personale per risultare sempre più simili all’idea che pensano il partner abbia di loro. Di fondo c’è il terrore dell’abbandono, spesso, se non sempre, zavorra dell’infanzia e una forte ansia che deriva dal cambiamento. Qualsiasi cambiamento è visto come catastrofico, anche un cambiamento del partner e per questo il compagno è soffocato da aspettative irrealizzabili e da bisogni non soddisfabili.

Essendo una dipendenza vera e propria, ci sono delle comunanze con l’uso di sostanze stupefacenti, come l’ebrezza che si prova nel momento in cui la dipendenza è soddisfatta dalla presenza dell’altro, presenza necessaria al benessere. Allo stesso modo che nell’uso di droghe, la “dose” richiesta è sempre maggiore: le richieste di tempo insieme aumentano giorno dopo giorno e, data la forte ansia che coglie il soggetto in assenza dell’altro, cerca di non stare mai separato dal partner; quando questa separazione diventa indispensabile il soggetto dipendente chiede continue rassicurazioni e manifestazioni concrete d’amore. Il rischio è che la coppia si chiuda in se stessa, si nutra e si alimenti solo di sé: una vita senza il partner è impensabile, dal momento che è solo attraverso l’amato che il soggetto esiste.

Questo investimento totale e totalizzante sull’altro comporta una ossessione fobica di perdere l’amato.

Ma che caratteristiche ha l’amato?

Quasi sempre si tratta di una persona problematica, non di rado con problemi di dipendenza da alcool, droghe, gioco d’azzardo etc.

Le donne (dico donne perché è una situazione prevalentemente femminile) che scelgono questa tipologia di partner lo fanno con l’intento salvifico di “guarire” l’uomo che amano ma nella realtà non fanno che rafforzare la sua dipendenza, diventando esse stesse “codipendenti”, in modo che la relazione duri, dal momento che persiste il bisogno di aiuto. Si tratta di una relazione portata avanti sul concetto salvifico (e irrealistico) di salvataggio del partner ma è un aiuto malato che imprigiona l’altro e lo rende a sua volta dipendente dalla donna che da lui dipende. Un circolo vizioso che senza un aiuto esterno non si può interrompere.

 

Non si puó generalizzare o trovare una ricetta magica che sia risolutiva per tutti i possibili quadri ma, come per tutte le situazioni di sofferenza, è importante innanzitutto riconoscere di avere un problema. Facendo un percorso con un professionista si potrà andare a fondo dei bisogni sottostanti che portano ad avere un comportamento di questo tipo, bisogni che possono avere componenti di narcisismo, di paura dell’abbandono, di desiderio di controllo del partner etc.

 Affronterò più specificamente le varie tipologie di dipendenza affettiva in un prossimo articolo, guardando più da vicino quali possono essere alcune delle conseguenze (spesso drammatiche), di un amore tossico. 

 

 

Stampa Stampa | Mappa del sito Consiglia questa pagina Consiglia questa pagina
© Giulia Causa psicologa Treviso Partita IVA: 04691700266 Ordine Psicologi Veneto 9057 ${diy_website_personperoperty_IT_TAX_ID}